18 novembre2011 Filippo Tarantino

La Scuola tra realtà speranza e utopia

Mi è stato proposto di trattare temi a me cari: scuola,speranza,utopia. Ma non posso nascondere una certa esitazione, che esprimo citando il salmo 137 e alle fronde dei salici di Quasimodo: “Come potevamo noi cantare…?alle fronde dei salici per voto anche le nostre cetre erano appese..”
Come posso parlare di speranze e utopie oggi,mentre in Egitto, Tunisia, Libia, Siria si spara sui ragazzi che chiedono libertà,a New York, come prima a Roma e altrove, vi sono scontri tra ragazzi indignados e polizia, arresti…Sono ragazzi che forse esagerano ( esageravano anche quando nel Novembre 1989 premevano sul muro di Berlino o quando,più recentemente,accendevano la primavera araba nelle piazze di Tunisi, del Cairo ,di Amman);sugli striscioni hanno scritto occupy wall street, ma anche occupy the future…
Sono giorni difficili per il mondo, l’Italia e l’Europa. Lo sguardo dello storico può sfrondare ogni retorica e far capire che è in atto uno scontro tra generazioni.
23 anni fa, agosto ‘98, al meeting di Rimini, il commissario europeo Mario Monti, in risposta al sindacalista D’Antoni che minaccia lo sciopero generale contro il governo negligente nei confronti dei lavoratori, rileva che sarebbe più opportuno uno sciopero dei giovani contro gli adulti, una rivolta generazionale.
Questa rivolta è in atto … Ed è lacerante..
Quando si deve immaginare una svolta forte per riformare la società, a cominciare dall’economia, tutti guardano alla scuola. La strategia di Lisbona aveva prospettato per il 2010 un’Europa con l’economia più forte del mondo,basata sulla conoscenza e a tal fine aveva assegnato alla scuola obiettivi elevati di potenziamento dell’istruzione e della formazione. Ora è in corso il programma Europa 2020 che ancora guarda alla scuola come luogo specifico della rinascita delle nazioni europee.
Dobbiamo fare i conti con la realtà, l’insieme delle res (materiali e immateriali,private e pubbliche,presenti e lontane nel tempo e nello spazio). Sono in molti quelli che ci ricordano il dovere di stare con i piedi per terra, di fare i conti con la realtà. Tra questi vi sono grandi filosofi, che rapidamente citerò, scusandomi per la semplificazione.
Per Spinoza l’ordine e la connessione tra le cose coincidono con quelli delle idee (Ordo et connexio idearum idem est ac ordo et connexio rerum, Spinoza,Ethica, II, pr. VII):idee e cose promanano, con rigoroso ordine e perfetta precisione, dalla medesima fonte, la Sostanza. Hegel (il filosofo ufficiale dello stato prussiano,non lo si dimentichi) insegna che essere e dover essere, reale e ideale coincidono. Siamo alla fine della Storia. Ci rimane solo da prenderne atto.
Noi, al contrario, abbiamo buone ragioni per dire che la realtà non deve essere pretesto per algide rassegnate rinunzie, che vi è uno scarto tra essere e dover essere, tra l’esistente e il possibile. Ci guidano come leitmotiv le parole di Icaro nel labirinto di Minosse:at coelum patet.Ibimus illac .
Non si può trasformare l’esistenza in destino. E la scuola è organismo di trasformazione della realtà secondo progetti connotati da valori. La scuola è l’agenzia esperta, organizzata e intenzionale, a cui i genitori affidano lo sviluppo dei figli. La crescita è tensione verso un ego ideale; gli adolescenti guardano a modelli – o a segmenti di modelli che poi assemblano – cui si rapportano attraverso processi di imitazione e identificazione. E’ bene vigilare perché l’ideale sia tarato sul possibile e non debordi nel capriccio o nel sogno fatuo. Si tratta di un impegno forte, eticamente fondato, caratterizzato da tensione verso un quid utile giusto buono bello vero che soddisfi bisogni, plachi inquietudini. E’ un impegno di costruzione e/o autocostruzione dell’uomo per gli uomini.
Questo processo di apertura sul futuro possibile è sostanziato dalla speranza: una virtù, insostituibile vettore d’impegno di costruzione del futuro.
La speranza non è una virtù soltanto privata.(Ci piace ricordare la formula di Gabriel Marcel: io spero in te,per noi ) e la sua fioritura o caduta non è una gioia privata né una dannazione individuale. Viene invece coinvolta la comunità sia quando si attiva accoglienza, sostegno, solidarietà, sia quando si tratta di isolamento, esclusione, esilio.
Il futuro, come diremo ampiamente fra poco, si progetta, non si attende come sorpresa. Allo stesso modo le speranze non sono fiori spontanei, ma si coltivano. Il discorso vale per le singole persone e per i popoli, essi pure soggetti di diritti e portatori di speranze. Esemplifichiamo. Che cosa possiamo sperare per le persone di cui ci prendiamo cura? Innanzitutto la piena realizzazione dei loro diritti. Per brevità e per agganciarci a diritti quasi universalmente riconosciuti degni di tutela facciamo riferimento alle dichiarazioni internazionali sui diritti dell’uomo, alla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (Novembre 1989) e alle Costituzioni nazionali dei singoli Stati. La loro concreta attuazione costituisce un impegno non solo degli individui, ma anche della società nelle sue varie articolazioni.

In sintesi: sappiamo bene che speranze e diritti appartengono a categorie diverse dell’impegno umano, ma colleghiamo le speranze ai diritti per sottrarle al rischio del privato e assicurarne contemporaneamente la dimensione intramondana, il riconoscimento sociale e la tutela giuridica.
Il futuro viene troppo spesso sostantivizzato e trattato come una realtà irrelata e incontrollabile e perciò viene gestito vissuto temuto come sorpresa premio punizione. E in molti si affannano – non solo i più sprovveduti – a consultare oroscopi e tarocchi…“Nec Babylonios temptaris numeros” ammoniva già Orazio .
Bisogna correttamente restituire il futuro a conseguenza del presente, a costruzione fondata sulle scelte di cui noi siamo responsabili e che noi siamo in grado di controllare, pur riconoscendo il necessario spazio all’imponderabile. Questa abbastanza ovvia osservazione ci consente di costruire e qualificare lo spazio tra l’attuale e il potenziale come progettazione, attesa, tensione, speranza .

Abbiamo parlato della scuola come agenzia cui i genitori affidano i figli per la crescita. E’ tuttavia necessario rendersi conto che i figli eccedono i genitori, non possono diventare la copia dei padri; il domani non può ripresentare lo ieri. Di qui la necessità di pensare alla grande, forzare i limiti del reale, trans-gredire, andare oltre, osare l’utopia, trascendere. Vi è bisogno di trascendenza: non lasciamo soltanto alle religioni questo impegno ad elevarsi oltre. E’ un bisogno dell’anima, che non si deve uccidere con il riso beffardo di chi sa stare con i piedi per terra.
Anche nell’esperienza del liceo “Cagnazzi” abbiamo osato l’utopia. Abbiamo proposto i temi dell’umanesimo in un ambiente,la Commissione Europea,in cui si parlava di ben altro e abbiamo trovato persone che hanno creduto in noi. Molti,anche amici, avevano realisticamente consigliato di lasciar perdere e quando poi i progetti hanno prodotto eventi si sono criticamente domandati quale ricaduta essi avessero sulla scuola e sul territorio. Abbiamo osato andare oltre i limiti di un liceo di periferia e abbiamo organizzato reti di 19 istituzioni di sei diversi paesi europei e di centinaia di licei associati.
E lo abbiamo fatto così bene da meritare nello scorso ottobre 2011 il Label “L’Europa cambia la scuola”,un riconoscimento che appena dieci scuole in Italia hanno ottenuto e nella cui motivazione vi è la risposta a quella domanda critica di chi ha i piedi per terra. Ci è stato riconosciuto di aver inciso “profondamente nell’ambiente scuola,trasformandone didattica,clima e relazioni” e di aver innervato in modo significativo il territorio …
Utopie…L’avvocato Marotta, che conosce bene i costi dell’utopia, affettuosamente disse di me “ il povero Tarantino da Altamura si è lanciato in Europa…il compito è enorme”.Era il Novembre del 2006,lo stesso giorno in cui Marc Fumaroli, appositamente venuto a Napoli per la conferenza tematica conclusiva di EWHUM, si disse onorato di poter associare ad EWHM la sua République des Lettres…
Abbiamo lavorato tanto…

In un foglietto di commiato lo scorso giugno sintetizzai in un “grazie” le mie parole di saluto agli amici del “Cagnazzi” ed esplicitai la gratitudine ,oltre che per tante persone ed eventi, per tutti i docenti che in modo rigoroso hanno documentato i lavori e la storia del liceo in FELJEU 2,A scuola con i falchi, Gli strumenti della scienza, EWHUM,Le lezioni del ’99 di G.Petronio, Le scuole dell’Alta Murgia 1862-2011,Dossier Marotta.

Oggi quei documenti sono pubblicati quasi tutti;è in corso di ultimazione il dossier Marotta: contiene l’elenco e brevi commenti su oltre 80 seminari e convegni, tutti aperti al pubblico, che hanno riguardato in vent’anni i temi più svariati.
Piace ricordare che questo liceo è Centro Risorse Servizi Professionali per la formazione dei docenti (CRSP) e Centro accreditato di formazione della Regione Puglia, perché si è guadagnato stima e fiducia. L’innesto nel circuito dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ci ha consentito di mantenere,nell’erogazione dei servizi formativi, una sensibilità fine sui più attuali e urgenti temi: dall’economia alla bioetica,all’ambiente.
Un ulteriore impulso è venuto dalla potenziata e leale collaborazione con Torre di Nebbia e con il suo presidente: l’ esperienza e l’entusiasmo di quei ragazzi (ci ostiniamo a chiamare simpaticamente così i nostri ex alunni anche quando sono ormai prestigiosi professionisti con figli al liceo ) ci ha permesso di realizzare e documentare cose importanti,quali A scuola con i falchi, Gli strumenti della scienza, Le(ga)li al Sud.

…Ed è parso naturale, quasi ovvio, cogliere l’opportunità offertaci da Giuseppe Laterza di ospitare AGORA’ in questo liceo: la consolidata esperienza del “Cagnazzi” è potenziata con i mezzi di una grande casa editrice che ebbe come suo nume Benedetto Croce, maestro di Marotta.
Questa è storia.

Ma ora bisogna guardare oltre, attenti ad evitare la trappola degli specchi: quando sono disposti secondo particolari angolazioni gli specchi ci restituiscono di noi immagini ammalianti e gratificanti. Ma è uno scenario che può costituire anche un labirinto.
E noi senza narcisismi e senza rassegnazioni oseremo ancora altro e oltre:… at coelum patet.Ibimus illac.

P.S. (Dai notiziari del 14 dic.2011) La prestigiosa rivista americana Time ha scelto come personaggio dell’anno un soggetto impersonale, the protester, il contestatore :riconoscimento a Primavera araba e Occupy Wall Street…Hanno cambiato il mondo. La sorpresa dell’establishment è stata, probabilmente, anche la sorpresa di Time.

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